Home » Benessere » I Chakra » Il quinto chakra- il chakra della gola

La comunicazione non riguarda solo ciò che diciamo, ma anche ciò che tratteniamo.
Nel corpo, molte tensioni si accumulano nella zona della gola quando parole, emozioni o bisogni restano inespressi.

Nella pratica dello yoga, portare attenzione a questa area significa creare le condizioni perché l’espressione possa diventare più autentica e meno reattiva.
Il respiro, il movimento e la postura diventano strumenti per riconoscere il rapporto che abbiamo con la nostra voce, interna ed esterna.

All’interno di questo percorso, il quinto chakra, chiamato Vishuddha (o Chakra della Gola), viene utilizzato come riferimento simbolico.
È tradizionalmente associato alla comunicazione, all’ascolto e alla capacità di esprimere la propria verità in modo chiaroe coerente.

Vishuddha riguarda il passaggio tra ciò che viene sentito e ciò che viene espresso.
È il punto in cui pensieri ed emozioni trovano forma attraverso la parola, il suono e il silenzio, influenzando il modo in cui ci relazioniamo con noi stessi e con gli altri.

Quando questa dimensione è presente, diventa possibile comunicare senza forzare, ascoltare senza anticipare e lasciare che le parole emergano con maggiore consapevolezza.
L’espressione non nasce dall’urgenza di farsi capire, ma da una relazione più chiara con ciò che si sente.

Nella vita quotidiana, questa qualità si riflette nella capacità di dire e di tacere al momento giusto, di riconoscere i propri bisogni e di esprimerli senza rigidità.
È legata anche alla capacità di ascoltare, non solo di parlare.

Nel contesto dello yoga, il lavoro su Vishuddha non si concentra sulla voce in sé, ma sulla creazione di spazio e continuità nella zona del collo e della gola.
Quando il corpo trova apertura e il respiro scorre senza interruzioni, l’espressione può diventare più libera e meno condizionata.

Gli asana che seguono sono pensate per accompagnare questo processo, favorendo apertura, stabilità e ascolto, così che l’espressione possa emergere come conseguenza naturale della presenza.

Setu Bandha Sarvangasana – la posizione del ponte

In Setu Bandha Sarvangasana, il corpo trova una forma che sostiene senza comprimere.
Il peso è distribuito in modo equilibrato e questo permette alla zona del collo di rimanere libera, senza tensioni inutili. L’apertura non è forzata, ma nasce dalla stabilità della base.

Questa qualità di sostegno invita a osservare come il respiro attraversa la gola e come l’espressione possa emergere in modo più naturale.
La posizione accompagna un ascolto più attento di ciò che viene sentito, prima ancora che venga espresso.

Come eseguirla:

  • tieni i piedi ben radicati a terra
  • solleva il bacino (oppure utilizza un supporto)
  • apri il petto, senza spingere
  • rilassa il collo e la gola
  • testa rilassata, senza peso eccessivo
  • respira in modo lento e continuo

È una posizione che crea spazio, senza perdere sostegno.

Marjaryasana–Bitilasana – la posizione gatto-mucca

Marjaryasana–Bitilasana è una sequenza di movimento lento e continuo che mette in relazione corpo e respiro.
Il passaggio tra flessione ed estensione della colonna crea un dialogo costante tra stabilità e apertura, invitando all’ascolto del ritmo interno.

Il movimento coinvolge in modo naturale anche la zona del collo e della gola, permettendo di percepire come il respiro accompagna ogni gesto.
L’attenzione non è rivolta alla forma finale, ma alla transizione, al modo in cui il corpo si muove nello spazio.

Questa qualità di fluidità favorisce un’espressione meno trattenuta e più consapevole.
La sequenza invita a lasciare andare rigidità e automatismi, creando uno spazio in cui respiro e movimento possono diventare una forma di comunicazione silenziosa.

Come eseguirla:

  • mettiti a gattoni
  • apri il petto inspirando
  • fletti la colonna vertebrale espirando
  • lascia collo e gola liberi, senza tensione
  • muoviti in modo lento e continuo
  • respira guidando il ritmo

È una posizione che accompagna l’espressione, non che la impone.